Un pò di Storia..

Entra nel cuore della Pinsa; ti sveliamo tutti i suoi segreti!

 

In questa sezione potrai trovare tutte le risposte che cerchi sulla Pinsa Romana; dalla storia al ciclo produttivo. Inoltre abbiamo inserito anche un accenno riguardo alla nostra (per il momento breve) storia.

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PuntoPinsa - La nostra Storia

est. 17/02/2022

PuntoPinsa nasce a Grosseto, il 17 Febbraio 2022. La nostra mission è da sempre quella di far conoscere, far apprezzare e diffondere la Pinsa Romana e tutti i suoi numerosi formati e farciture. Posso tranquillamente affermare che la quantità (e la qualità) delle informazioni presenti nel nostro sito web ne è la riprova perfetta.

Matteo, il titolare, pizzaiolo fin dalla giovane età, dopo un lungo periodo di ‘gavetta’ in alcuni noti locali e pizzerie del Grossetano, ha deciso che la Pinsa era il prodotto (e compagno) giusto per la sua avventura imprenditoriale; infatti è proprio la nostra splendida ed innovativa focaccia che ci permette giorno dopo giorno di distinguerci ‘dalla massa’, proponendo sempre tante novità colorare e fantasiose!

Offriamo da sempre un prodotto con ingredienti freschi, genuini e di massima qualità; cercando di mantenere un prezzo ‘equo’. Questo è possibile grazie ad un’ attenta selezione delle materie prime utilizzate, dalla scelta di partner (fornitori) di qualità ed anche dalla mancanza del servizio al tavolo.

Attenzione: potrai comunque consumare in tutta tranquillità usufruendo dei nostri tavolini d’appoggio, rinunciando però alla comodità di un servizio al tavolo curato, offerto invece da ristoranti e trattorie; un compromesso necessario per mantenere lo standard qualitativo del prodotto sempre al massimo possibile. Per noi la qualità è imprescindibile!

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PuntoPinsa - La nostra Storia

est. 17/02/2022

PuntoPinsa nasce a Grosseto, il 17 Febbraio 2022. La nostra mission è da sempre quella di far conoscere, far apprezzare e diffondere la Pinsa Romana e tutti i suoi numerosi formati e farciture. Posso tranquillamente affermare che la quantità (e la qualità) delle informazioni presenti nel nostro sito web ne è la riprova perfetta.

Matteo, il titolare, pizzaiolo fin dalla giovane età, dopo un lungo periodo di ‘gavetta’ in alcuni noti locali e pizzerie del Grossetano, ha deciso che la Pinsa era il prodotto (e compagno) giusto per la sua avventura imprenditoriale; infatti è proprio la nostra splendida ed innovativa focaccia che ci permette giorno dopo giorno di distinguerci ‘dalla massa’, proponendo sempre tante novità colorare e fantasiose!

Offriamo da sempre un prodotto con ingredienti freschi, genuini e di massima qualità; cercando di mantenere un prezzo ‘equo’. Questo è possibile grazie ad un’ attenta selezione delle materie prime utilizzate, dalla scelta di partner (fornitori) di qualità ed anche dalla mancanza del servizio al tavolo.

Attenzione: potrai comunque consumare in tutta tranquillità usufruendo dei nostri tavolini d’appoggio, rinunciando però alla comodità di un servizio al tavolo curato, offerto invece da ristoranti e trattorie; un compromesso necessario per mantenere lo standard qualitativo del prodotto sempre al massimo possibile. Per noi la qualità è imprescindibile!

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La Storia della Pinsa Romana

Tre pezzi della nostra soffice focaccia di Pinsa, presentati sulla paletta di acciaio. Notare la struttura della mollica, è veramente ricca di alveolature.

Le origini della Pinsa

La Pinsa ha origini molto antiche. Infatti i contadini, già dai tempi dell’Impero Romano, utilizzavano gli scarti dei cereali e le farine più grezze, le quali non potevano essere vendute nei mercati cittadini dai ricchi mercanti borghesi, per produrre una focaccia morbida e profumata, che utilizzavano come sostituto del pane. (Alimento che al tempo era pregiato e quindi riservato alle famiglie abbienti)

Un primo accenno storico della Pinsa è presente nell’Eneide di Virgilio, dove si racconta che Enea, dopo il lungo e stremante viaggio dalla Grecia verso l’Italia, venne sfamato dai ‘popoli del Lazio’ con delle grandi focacce dalla forma allungata.

Possiamo immaginare queste focacce come una prima versione della nostra amata Pinsa Romana.

Etimologia del nome ‘Pinsa’

L’etimologia della parola “Pinsa” deriva dal Latino ‘Pinsère’, che significa ‘schiacciare’ o ‘allungare’. Questo ricorda senza alcun dubbio la particolare tecnica di stesura utilizzata durante la lavorazione della Pinsa Romana: infatti la Pinsa, a causa del suo impasto altamente idratato, viene stesa proprio schiacciando le morbide palline di pasta con la punta delle dita; alcuni direbbero che è quasi come ‘suonare il pianoforte’.

Non perderti il nostro video dove sveliamo in esclusiva tutto il processo di produzione della vera Pinsa Romana! (Realizzato all’interno della nostra cucina)

Soffici basi di Pinsa Romana su retina di acciaio. Le bolle areose sfanno sembrare le nostre basi delle vere e proprie nuvole.

La Pinsa dei giorni nostri

La Pinsa con gli anni si è trasformata ed evoluta, fino a diventare la soffice focaccia che tanto apprezziamo. Infatti non  è più utilizzata come ‘piatto povero’ o di recupero; tutt’altro. Infatti i suoi principali componenti (farina di riso, farina di soia, frumento tenero e biga) sono tutte materie prime molto pregiate e costose.

La famiglia Di Marco, produttrice del mix di farine Originale Pinsa Romana e principale promotore del prodotto a livello internazionale, è la principale responsabile della riscoperta della Pinsa moderna.

I mastri Pinsaioli di tutto il mondo, grazie alla loro inestimabile esperienza unita alla voglia di innovare continuamente, hanno saputo creare abbinamenti di sapori e colori sempre diversi, fantasiosi ed ovviamente buoni da gustare! Le farciture gourmet o più ricercate, alle quali la Pinsa si presta perfettamente, contribuiscono a renderla un piatto elegante ma non impegnativo; adatto a tutte, ma proprio tutte le occasioni!

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La Storia della Pinsa Romana

Soffici basi di Pinsa Romana su retina di acciaio. Le bolle areose sfanno sembrare le nostre basi delle vere e proprie nuvole.

Le origini della Pinsa

La Pinsa ha origini molto antiche. Infatti i contadini, già dai tempi dell’Impero Romano, utilizzavano gli scarti dei cereali e le farine più grezze, le quali non potevano essere vendute nei mercati cittadini dai ricchi mercanti borghesi, per produrre una focaccia morbida e profumata, che utilizzavano come sostituto del pane. (Alimento che al tempo era pregiato e quindi riservato alle famiglie abbienti)

Un primo accenno storico della Pinsa è presente nell’Eneide di Virgilio, dove si racconta che Enea, dopo il lungo e stremante viaggio dalla Grecia verso l’Italia, venne sfamato dai ‘popoli del Lazio’ con delle grandi focacce dalla forma allungata.

Possiamo immaginare queste focacce come una prima versione della nostra amata Pinsa Romana.

Tre pezzi della nostra soffice focaccia di Pinsa, presentati sulla paletta di acciaio. Notare la struttura della mollica, è veramente ricca di alveolature.

Etimologia del nome 'Pinsa'

L’etimologia della parola “Pinsa” deriva dal Latino ‘Pinsère’, che significa ‘schiacciare’ o ‘allungare’. Questo ricorda senza alcun dubbio la particolare tecnica di stesura utilizzata durante la lavorazione della Pinsa Romana: infatti la Pinsa, a causa del suo impasto altamente idratato, viene stesa proprio schiacciando le morbide palline di pasta con la punta delle dita; alcuni direbbero che è quasi come ‘suonare il pianoforte’.

Non perderti il nostro video dove sveliamo in esclusiva tutto il processo di produzione della vera Pinsa Romana! (Realizzato all’interno della nostra cucina)

Pinsa Cruda dentro cartone da asporto. Sarà cotta comodamente in un secondo momento nel forno casalingo del nostro cliente.

La Pinsa dei giorni nostri

La Pinsa con gli anni si è trasformata ed evoluta, fino a diventare la soffice focaccia che tanto apprezziamo. Infatti non  è più utilizzata come ‘piatto povero’ o di recupero; tutt’altro. Infatti i suoi principali componenti (farina di riso, farina di soia, frumento tenero e biga) sono tutte materie prime molto pregiate e costose.

La famiglia Di Marco, produttrice del mix di farine Originale Pinsa Romana e principale promotore del prodotto a livello internazionale, è la principale responsabile della riscoperta della Pinsa moderna.

I mastri Pinsaioli di tutto il mondo, grazie alla loro inestimabile esperienza unita alla voglia di innovare continuamente, hanno saputo creare abbinamenti di sapori e colori sempre diversi, fantasiosi ed ovviamente buoni da gustare! Le farciture gourmet o più ricercate, alle quali la Pinsa si presta perfettamente, contribuiscono a renderla un piatto elegante ma non impegnativo; adatto a tutte, ma proprio tutte le occasioni!

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Com'è fatta la Pinsa 'moderna'?

Riso, Soia, Frumento..

La Pinsa che puoi gustare oggi, non è la stessa del periodo dell’Impero Romano; infatti nel corso degli anni la ricetta è stata adeguata e migliorata.

La vera ricetta, quella certificata dall’associazione ‘Originale Pinsa Romana’ prevede l’utilizzo di un mix di 3 farine: farina di riso, farina di soia, farina di frumento tenero ed aggiunta di biga.

Sempre secondo lo standard Originale Pinsa Romana, l’impasto deve avere un idratazione superiore all’80% ed un tempo di maturazione a temperatura controllata non inferiore a 48 ore.

L’elevata idratazione dell’impasto contribuisce a rendere la Pinsa un prodotto leggero e digeribile. Anche il tempo di maturazione ha un ruolo fondamentale. Infatti durante le 48 ore ‘di riposo’ a temperatura controllata, il lievito ha tutto il tempo necessario per ‘esaurirsi’, ultimando il processo di scissione degli zuccheri complessi (quelli più difficili da digerire) i quali vengono trasformati durante il procedimento in zuccheri semplici e proteine.

Ecco svelato il segreto di una Pinsa sana, leggera e che non appesantisce! Continua la lettura.. Ti aspettano tante altre chicce!

Scopri nel dettaglio la ricetta VERA della Pinsa Romana!

Farina di Riso

La farina di riso dona alla Pinsa la sua caratteristica croccantezza esterna. Contribuisce a renderla un prodotto nutriente, genuino e con un minore contenuto di glutine. Inoltre è in parte responsabile del colore più scuro della crosta croccante.

Farina di Soia

La farina di soia dona all’impasto una maggiore elasticità ed una elevata capacità di assorbimento. Questo permette alla Pinsa di mantenere un’ idratazione elevata (oltre l’80%). Contribuisce alla caratteristica morbidezza interna.

Farina di Frumento Tenero

La farina di frumento tenero garantisce alla Pinsa la base di glutine necessaria per “strutturare” l’impasto e la sua forte maglia glutinica; indispensabile per un prodotto finale soffice ed alveolato, proprio come le nostre basi di Pinsa!

La Biga

La Biga infine, dona alla Pinsa il suo inconfndibile sentore di pane appena sfornato. Il profumo che emana una Pinseria “in funzione” è davvero unico!

Differenze fra Pizza & Pinsa

Le differenze frà Pizza e Pinsa sono numerose. Alcune evidenti, come ad esempio la caratteristica forma ovale della Pinsa; ed altre meno evidenti, come il basso contenuto di glutine. Ma andiamo con ordine.

L’impasto della Pinsa nasce da un mix di 3 farine: riso, soia e frumento tenero. E’ grazie a questo che il contenuto di glutine è minore rispetto alla sua sorella maggiore (la pizza) ed il numero e la qualità di fibre è maggiore.

La Pinsa non è tonda! Ha infatti la sua caratteristica ed inconfondibile forma ovale.

Grazie all’alto contenuto di acqua assorbita dell’impasto di Pinsa Romana (sempre sopra l’80% di idratazione) che abbiamo un prodotto finale sempre leggero e ben digeribile. La pizza classica invece generalmente, è intorno al 60% di idratazione. Una bella differenza, no?

La vera Pinsa Romana deve essere morbida all’interno e croccante all’esterno. Caratteristiche che devono essere sempre presenti, in modo da ottenere la medesima consistenza, ovunque tu sia ed ogni volta che hai voglia di Pinsa!

Ed è proprio per questo motivo che nasce l’associazione Originale Pinsa Romana; per tutelare e salvaguardare la VERA Pinsa Romana e tutti i suoi affezionati consumatori, i Pinsa Lovers di tutto il mondo!

 

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Il ciclo produttivo della Pinsa

Il ciclo produttivo e di lavorazione della Pinsa è completamente differente da quello della Pizza. Possiamo suddividere il processo in tre parti principali:

  1. Preparazione dell’impasto e maturazione a temp. controllata;
  2. Stesura delle basi, breve ‘scottata’ nel forno elettrico e stoccaggio delle basi;
  3. Farcitura e cottura finale.

Ma andiamo per gradi; ora vi racconto come nasce la vera Pinsa Romana, accompagnandovi in questo viaggio con alcune foto delle varie fasi. Tutte le foto sono scattate nel nostro ‘retro bottega’, puoi leggere la descrizione di ogni foto (navigando dal pc) scorrendoci sopra con il mouse. Buon proseguimento!

Pinsa Romana ben cotta e piccante. Senza mozzarella. Salamino, zucchine, provola, 'nduja.

Fase 1: L’impasto della Pinsa, l’importanza della temperatutra controllata e della maturazione:

Come per tutti i lievitati, la Pinsa Romana ‘nasce dentro un impastatrice’ dalla miscelazione di acqua, farina, sale, olio e lievito. E’ molto semplice: l’azione meccanica del ‘braccio impastante’ lega frà di loro i vari componenti con il glutine, creando una sorta di ‘tessuto’ forte e resistente; chiamato in gergo tecnico ‘la maglia glutinica’. Un corretto sviluppo della maglia glutinica è fondamentale per una Pinsa alveolata e ricca di bolle!

Come già approfondito in precedenza, la Pinsa utilizza un particolare mix di farine composto da: farina di soia, farina di riso, frumento tenero e biga. L’impasto deve avere un idratatazione minima dell’ 80%. Il risultato è un impasto ricco di acqua, quindi molto morbido e più difficoltoso da lavorare.

La temperatura deve essere controllata fin dalle prime fasi della preparazione. Infatti è fondamentale, per una buona lievitazione e quindi per un buon prodotto finale, mantenere l’impasto sempre a temperatura ottimale. Viste le alte temperature delle cucine, non semre questa è un impresa semplice. Per gestire la temperatura dell’impasto è possibile lavorare sulla temperatura dell’acqua e su quella della farina, oltre ovviamente alla temperatura ambientale.

Una volta fuori dall’impastatrice, la massa viene fatta riposare in frigorifero per circa 48 ore, durante le quali il lievito porta a termine il suo fondamentale compito di scissione degli zuccheri complessi. Le basse temperature hanno il potere di rallentare questo processo, permettendo un corretto sviluppo della massa durante il periodo di maturazione.

Il lievito ha bisogno di circa 30 ore per esaurire completamente il suo effetto ed ultimare quindi il suo fondamentale compito. La maturazione a temperatura controllata ci permette di ottenere un impasto perfettamente lievitato, pronto per essere lavorato al meglio e sopratutto, pronto per essere digerito con semplicità!

Soffice impasto di Pinsa Romana con tante bolle. E' pronto per la fase di lavorazione.

Fase 2: Le palline, la stesura, breve scottatura delle Basi e stoccaggio:

Dopo il periodo di maturazione in frigorifero di circa 48 ore, finalmente la massa di impasto è pronta per essere lavorata. La massa viene quindi ‘stagliata’ in piccoli pezzi da 240 grammi che dopo un ulteriore breve periodo di riposo, saranno ‘arrotolate’ una ad una prendendo la forma di una piccola pallina.

Grazie al cambio di temperatura, le palline, ordinatamente disposte dentro le apposite cassette pulite e sterilizzate, porteranno a compimento l’ultima fase della lievitazione, rilasciando anidride carbonica che restando ‘intrappolata’ nella robusta maglia glutinica che si è formata grazie al lavoro dell’impastatrice, permette alle palline di gonfiandosi.

Ci siamo quasi! Finalmente siamo pronti per le fasi finali!

Una volta raggiunta la giusta dimensione, le palline di impasto da 240 grammi sono ora pronte per essere stese. E’ il momento di ‘suonare il piano forte’!

La tecnica di stesura della Pinsa Romana infatti è completamente differente da quella utilizzata per la pizza. Quest’ultima generalmente viene stesa ‘stirando’ ed allungando la pasta; mentre la Pinsa viene stesa schiacciando le palline, quasi affondandoci le dita, facendo in modo che la pasta sia distribuita in modo uniforme per tutta la superficie.

E’ proprio da questi gesti che deriva la somiglianza con il piano forte.

Una volta ottenuta la forma ovale ed allungata, tipica della Pinsa, le Basi vengono infornate ad alte temperature per circa 40 secondi. Questo processo prende il nome di ‘scottata’ o se vogliamo, ‘precottura’.

E’ credenza comune che la precottura sia sinonimo di scarsa qualità; niente di più sbagliato! Infatti per quel che riguarda la Pinsa Romana, una prima rapida scottata alle basi è un enorme valore aggiunto! Un primo veloce passaggio in forno permette all’amido di solidificarsi, facilitando poi la cottura finale, quella vera e propria; inoltre permette di offrirvi la comodità di finire di cuocere le nostre Pinse nel vostro forno casalingo.

In definitiva, posso tranquillamente affermare, che senza una prima scottata, il risultato finale sarebbe un prodotto molto differente da quello che vi proponiamo ogni giorno.

Una volta raffreddate, le Basi appena scottate vengono ordinatamente stoccate nelle apposite cassette pulite e sempre accuratamente sterilizzate.

Adesso finalmente, dopo tanto duro lavoro, le Basi sono pronte per la fase finale: la farcitura!

Fase 3: La farcitura e la cottura finale:

Eccoci arrivati alla fine di questo lungo ed istruttivo viaggio insieme nel cuore della vera Pinsa Romana.

A questo punto, il grosso del lavoro è fatto! Le nostre Basi fresche sono pronte per essere farcite con gli abbinamenti più disparati e fantasiosi studiati a tavolino dai mastri Pinsaioli di tutto il mondo; oltre ovviamente alle farciture più tradizionali ed a quelle classiche della tradizione romana.

E’ grazie alla precottura delle nostre Basi che è possibile ritirare il prodotto anche crudo, per finirlo di cuocere comodamente nel forno casalingo. Le Pinse crude possono essere conservate in frigorifero oppure in congelatore. Nel primo caso, si consiglia di cuocere il prodotto entro e non oltre 48 ore (2 giorni). Nel caso di conservazione in congelatore i tempi di mantenimento si allungano notevolmente.

La cottura finale nel nostro forno elettrico invece, vista l’elevata temperatura della camera, avviene in meno della metà del tempo di un forno casalingo. Per la cottura della Pinsa è consigliato l’utilizzo del forno elettrico. Il forno elettrico, a differenza di quello a legna, permette di avere una regolazione della temperatura sempre precisa e meticolosa (sia del ‘suolo’ che del ‘cielo’). Questo permette di gestire sempre al meglio i tempi di cottura in tutte le sue fasi.

 

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Il ciclo produttivo della Pinsa

Il ciclo produttivo e di lavorazione della Pinsa è completamente differente da quello della Pizza. Possiamo suddividere il processo in tre parti principali:

  1. Preparazione dell’impasto e maturazione a temp. controllata;
  2. Stesura delle basi, breve ‘scottata’ nel forno elettrico e stoccaggio delle basi;
  3. Farcitura e cottura finale.

Ma andiamo per gradi; ora vi racconto come nasce la vera Pinsa Romana, accompagnandovi in questo viaggio con alcune foto delle varie fasi. Tutte le foto sono scattate nel nostro ‘retro bottega’, puoi leggere la descrizione di ogni foto (navigando dal pc) scorrendoci sopra con il mouse. Buon proseguimento!

Fase 1: L'impasto della Pinsa, l'importanza della temperatutra controllata e della maturazione:

Come per tutti i lievitati, la Pinsa Romana ‘nasce dentro un impastatrice’ dalla miscelazione di acqua, farina, sale, olio e lievito. E’ molto semplice: l’azione meccanica del ‘braccio impastante’ lega frà di loro i vari componenti con il glutine, creando una sorta di ‘tessuto’ forte e resistente; chiamato in gergo tecnico ‘la maglia glutinica’. Un corretto sviluppo della maglia glutinica è fondamentale per una Pinsa alveolata e ricca di bolle!

Come già approfondito in precedenza, la Pinsa utilizza un particolare mix di farine composto da: farina di soia, farina di riso, frumento tenero e biga. L’impasto deve avere un idratatazione minima dell’ 80%. Il risultato è un impasto ricco di acqua, quindi molto morbido e più difficoltoso da lavorare.

La temperatura deve essere controllata fin dalle prime fasi della preparazione. Infatti è fondamentale, per una buona lievitazione e quindi per un buon prodotto finale, mantenere l’impasto sempre a temperatura ottimale. Viste le alte temperature delle cucine, non semre questa è un impresa semplice. Per gestire la temperatura dell’impasto è possibile lavorare sulla temperatura dell’acqua e su quella della farina, oltre ovviamente alla temperatura ambientale.

Una volta fuori dall’impastatrice, la massa viene fatta riposare in frigorifero per circa 48 ore, durante le quali il lievito porta a termine il suo fondamentale compito di scissione degli zuccheri complessi. Le basse temperature hanno il potere di rallentare questo processo, permettendo un corretto sviluppo della massa durante il periodo di maturazione.

Il lievito ha bisogno di circa 30 ore per esaurire completamente il suo effetto ed ultimare quindi il suo fondamentale compito. La maturazione a temperatura controllata ci permette di ottenere un impasto perfettamente lievitato, pronto per essere lavorato al meglio e sopratutto, pronto per essere digerito con semplicità!

Fase 2: Le palline, la stesura, breve scottatura delle Basi e stoccaggio:

Dopo il periodo di maturazione in frigorifero di circa 48 ore, finalmente la massa di impasto è pronta per essere lavorata. La massa viene quindi ‘stagliata’ in piccoli pezzi da 240 grammi che dopo un ulteriore breve periodo di riposo, saranno ‘arrotolate’ una ad una prendendo la forma di una piccola pallina.

Grazie al cambio di temperatura, le palline, ordinatamente disposte dentro le apposite cassette pulite e sterilizzate, porteranno a compimento l’ultima fase della lievitazione, rilasciando anidride carbonica che restando ‘intrappolata’ nella robusta maglia glutinica che si è formata grazie al lavoro dell’impastatrice, permette alle palline di gonfiandosi.

Ci siamo quasi! Finalmente siamo pronti per le fasi finali!

Una volta raggiunta la giusta dimensione, le palline di impasto da 240 grammi sono ora pronte per essere stese. E’ il momento di ‘suonare il piano forte’!

La tecnica di stesura della Pinsa Romana infatti è completamente differente da quella utilizzata per la pizza. Quest’ultima generalmente viene stesa ‘stirando’ ed allungando la pasta; mentre la Pinsa viene stesa schiacciando le palline, quasi affondandoci le dita, facendo in modo che la pasta sia distribuita in modo uniforme per tutta la superficie.

E’ proprio da questi gesti che deriva la somiglianza con il piano forte.

Una volta ottenuta la forma ovale ed allungata, tipica della Pinsa, le Basi vengono infornate ad alte temperature per circa 40 secondi. Questo processo prende il nome di ‘scottata’ o se vogliamo, ‘precottura’.

E’ credenza comune che la precottura sia sinonimo di scarsa qualità; niente di più sbagliato! Infatti per quel che riguarda la Pinsa Romana, una prima rapida scottata alle basi è un enorme valore aggiunto! Un primo veloce passaggio in forno permette all’amido di solidificarsi, facilitando poi la cottura finale, quella vera e propria; inoltre permette di offrirvi la comodità di finire di cuocere le nostre Pinse nel vostro forno casalingo.

In definitiva, posso tranquillamente affermare, che senza una prima scottata, il risultato finale sarebbe un prodotto molto differente da quello che vi proponiamo ogni giorno.

Una volta raffreddate, le Basi appena scottate vengono ordinatamente stoccate nelle apposite cassette pulite e sempre accuratamente sterilizzate.

Adesso finalmente, dopo tanto duro lavoro, le Basi sono pronte per la fase finale: la farcitura!

Fase 3: La farcitura e la cottura finale:

Eccoci arrivati alla fine di questo lungo ed istruttivo viaggio insieme nel cuore della vera Pinsa Romana.

A questo punto, il grosso del lavoro è fatto! Le nostre Basi fresche sono pronte per essere farcite con gli abbinamenti più disparati e fantasiosi studiati a tavolino dai mastri Pinsaioli di tutto il mondo; oltre ovviamente alle farciture più tradizionali ed a quelle classiche della tradizione romana.

E’ grazie alla precottura delle nostre Basi che è possibile ritirare il prodotto anche crudo, per finirlo di cuocere comodamente nel forno casalingo. Le Pinse crude possono essere conservate in frigorifero oppure in congelatore. Nel primo caso, si consiglia di cuocere il prodotto entro e non oltre 48 ore (2 giorni). Nel caso di conservazione in congelatore i tempi di mantenimento si allungano notevolmente.

La cottura finale nel nostro forno elettrico invece, vista l’elevata temperatura della camera, avviene in meno della metà del tempo di un forno casalingo. Per la cottura della Pinsa è consigliato l’utilizzo del forno elettrico. Il forno elettrico, a differenza di quello a legna, permette di avere una regolazione della temperatura sempre precisa e meticolosa (sia del ‘suolo’ che del ‘cielo’). Questo permette di gestire sempre al meglio i tempi di cottura in tutte le sue fasi. 

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Lo standard "Originale Pinsa Romana"

Per garantire la continuità del prodotto nel tempo e sopratutto per informare il consumatore finale che è stato istituito il disciplinare ‘Originale Pinsa Romana’.

Infatti il marchio Originale Pinsa Romana è sinonimo di una Pinsa di qualità, che rispetta tutti i rigidi standard imposti dall’associazione; per questo motivo, puoi avere la certeza di consumare una VERA Pinsa Romana solo quando vedi il bollino dell’associazione.

I punti cardine per una VERA Pinsa Romana:

 Riassumiamo ora i punti principali imposti dall’associazione a tutti gli associati che propongono Pinsa Romana nelle loro Pinserie, in tutto il mondo! Puoi controllare la mappa delle Pinserie certificate sul sito dell’associazione.

– Impasto: Idratazione compresa frà 80 e 90%, lievito circa 4g per litro, temperatura finale dell’impasto intorno ai 22°, maturazione per 24 – 96 ore a 4° di temperatura.

– Le Basi: Le palline utilizzate per le Pinse devono avere un peso di 240 g di impasto. Le Basi di Pinsa devono avere una dimensione di 22 cm (larghezza) x 34 cm (lunghezza) da cotte.

– Divieti assoluti: NO al mattarello; la Pinsa è stesa rigorosamente a mano! NO lievitazioni inferiori a 24h (personalmente, direi che 48h sono obbligatorie); NO utilizzo di altre farine; la Pinsa Romana è composta da Riso, Soia, Frumento tenero e biga.

– Obblighi: Rispetto norme HACCP, utilizzo del termometro per verifiche sulla temperatiura in tutte le fasi della lavorazione.

– Risultato: il prodotto finito deve necessariamente possedere queste caratteristiche: alta digeribilità, fragranza, croccante esternamente, morbidezza all’interno, sentore di pane antico.

Questa e soltanto questa, può essere definita la VERA Pinsa Romana!

Margherita cotta e tagliata a spicchi. Ricca di basilico.
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